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Italiani, popolo di giovani agricoltori

 

Nelle ultime settimane su quotidiani e siti online è rimbalzata la notizia che l’Italia è la prima nazione in Europa per nuove iniziative imprenditoriali condotte da giovani under trentacinque. Nei primi nove mesi del 2016 il saldo è positivo: sono cinquantamila, con un ritmo di apertura di circa 325 al giorno (quarantamila sono, invece, quelle che chiudono). Il dato sorprende, specialmente se si considerano i settori più forti: commercio al dettaglio, costruzioni specializzate e agricoltura.

Italiani, popolo di giovani agricoltori. Secondo un’analisi della Fondazione Symbola e di Coldiretti, nel secondo trimestre dell’anno in corso sono oltre tremila le aziende agricole fondate da giovani imprenditori. Il dato che spicca più di tutti è il percorso atipico di questi agricoltori e allevatori, che spesso non hanno mai fatto precedenti esperienze nel settore. Nella maggior parte dei casi si tratta, a tutti gli effetti, di nuove imprese condotte da agricoltori di prima generazione (cioè che vengono da altri ambiti di studio o da famiglie che non hanno mai svolto questo lavoro).

Le loro storie parlano chiaro: la scelta che hanno fatto non è un ripiego, né un effetto della crisi economica. Nelle testimonianze di questi giovani, spesso provenienti da campi di studio molto lontani da trattori e stalle (per esempio, nel caso di Eleonora, giurisprudenza) è percepibile la passione per il lavoro manuale, la voglia di innovare in campo agricolo (software, droni…) e soprattutto il bisogno di ottenere risultati concreti in tempi non troppo lunghi.

Il desiderio di tornare a lavorare la terra risulta evidente anche dai rapporti della stessa Coldiretti per quanto riguarda le PSR, vale a dire le Politiche di Sviluppo Rurale destinate all’insediamento di nuovi giovani nel settore primario. In questo periodo tutte le regioni italiane stanno aprendo i bandi da inserire nel progetto PSR 2014-2020. Il numero di domande finora pervenute è indicativo: circa quattordicimila. Considerando l’investimento delle regioni (che nel 2020 toccherà un totale di 823 milioni di euro) e che molte di esse non hanno ancora avviato l’iter, i numeri sono certamente destinati a salire.

 

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